AudioCoop, l’associazione di piccoli discografici indipendenti promotori del Mei e di altre iniziative di nuova musica italiana, ritiene indispensabile il decreto del ministro per i Beni Culturali Massimo Bray che, afferma l’associazione, porterà l’equo valore del lavoro creativo degli artisti secondo la media europea.
“L’allineamento dell’equo compenso non solo porterebbe l’Italia in linea con il resto d’Europa, ma rappresenterebbe un aiuto sostanziale e irrinunciabile per un settore particolarmente in crisi come quello musicale e audiovisivo, colpito anche dalla diffusione della copia privata che scoraggia l’acquisto di opere su supporti venduti nei circuiti tradizionali, aumentando di fatto l’occupazione nel settore di decine di migliaia di posti di lavoro, con particolare riferimento alle giovani generazioni“, afferma in una nota AudioCoop.
“In questo caso si parla di pochissimi euro che non possono in alcun modo incidere sul costo all’utente di prodotti che vengono venduti, in moltissimi casi, ben oltre i 500 euro, e men che meno va confusa con una tassa come l’Iva, non essendola in alcun modo. Si tratta semplicemente – prosegue AudioCoop – di pagare la ‘classe operaia dei creativi’ che danno un valore aggiunto notevolissimo ai telefonini e ai social media (si provi a pensare a questi contenitori senza musica: il loro valore si dimezzerebbe come minimo immediatamente). Non riconoscere tale lavoro secondo un equo valore significa ucciderlo e in questo caso uccidere il made in Italy musicale“, sottolinea AudioCoop, specificando infine di “sostenere con forza il lavoro che il Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray sta svolgendo con il decreto sull’equo compenso a favore di tale filiera con particolare riferimento a tutti i i giovani artisti, le giovani produzioni e i giovani festival del nostro paese“.
Fonte: ADN Kronos